I primi abitanti (1911)

Commento ad una relazione del dott. Pietro Ferrari sulla istituzione in Milano del Casellario Sanitario delle Case, voluto dalla Amministrazione Municipale come uno strumento per la lotta alla tubercolosi e delle altre malattie infettive, favorite dalle pessime condizioni igieniche di molte abitazioni. “L’agglomerarsi di parecchie persone in uno stesso ambiente, specie nelle grandi città, la convivenza dei tubercolosi coi sani, la deficiente educazione igienica popolare, la mancanza di luce, di sole, di aria sana, le abitazioni umide” sono tutti fatti che concorrono a spiegare la ragione degli scarsi successi della lotta contro la tubercolosi. In queste pessime condizioni non vive solo la classe povera e operaia, ma anche nelle abitazioni della classe media, allo scopo di ostentare una condizione economica superiore a quella reale, spesso i locali migliori sono utilizzati come salotti o locali per gli ospiti mentre la famiglia si restringe nei locali più angusti e meno illuminati. “Case vecchie, oscure, umide, senza cortili, prospettanti su vie strette e buie” favoriscono l’annidarsi dell’infezione, mentre “negli ambianti soleggiati, ampi e ben aerati sono meno frequenti i casi di tale malattia”. Senza una riforma radicale del modello abitativo, come si sta facendo a Milanino con la città giardino, i pur validi sforzi degli igienisti rischiano di non essere sufficienti: “essi non potranno mai riuscire a far scomparire tutti quei mali che sono il necessario portato della città moderna; essi non potranno impedire che si facciano strade strette e case a molti piani, non potranno togliere il rumore assordante delle strade affollate, la polvere, l’afa asfissiante delle notti estive, quando dalle alte muraglie e dalle vie  lastricate si sprigionano ventate di calore. E soprattutto non daranno alle migliaia di famiglie annidate nei grandi alveari cittadini il loro pezzetto di giardino, ove i bimbi possano scorrazzare liberamente e bere larghi sorsi l’aria pura di cui i loro deboli organismi hanno tanto bisogno. Solo la casa isolata, circondata dal verde di un giardinetto, coi suoi servizi esclusivi, ove la famiglia si trova tutta raccolta e libera, senza l’obbligo di incresciosi contatti, rappresenta l’ideale dell’abitazione umana”.

Il casellario sanitario delle Case

L'Idea Cooperativa

203

1 Gen 1911

Una lettera di Eugenio Tagliabue, acquirente di un lotto a Milanino, contesta la norma che consente, tra le proprietà, muri divisori chiusi fino all’altezza di m. 1,80. Non sono sufficienti a difendere dai malintenzionati (sono facilmente superabili) né riparano dall’indiscrezione (basta alzarsi in punta di piedi per guardare oltre); sono quindi solo un segno di sfiducia nei confronti del vicino: “questo muro chiuso tutto all’ingiro del giardino toglierà una parte di sole e di luce e renderà alquanto cupo l’ambiente scemandone in parte la vaghezza e quella leggiadria campagnola e fidente che deve rappresentar il miglior coefficiente di allettamento all’invito di nuovi accorrenti”. Lui erigerà uno muro di soli 80 cm sormontato da una rete sulla quale farà arrampicare le rose, le campanule, o magari fagioli, piselli, zucche, … formando così “una muraglia splendida e meno costosa di quella in muro, egualmente inaccessibile ad ogni sguardo, raggiungendo l’ideale di quella splendida poesia che animava il meraviglioso sogno di Faust morente e che oggi anima la nostra Unione Cooperativa, che segna nel nostro Milanino il trionfo dell’aria, del sole, della concordia e della civiltà”.

Nella risposta, la redazione ricorda le “semplici siepi verdeggianti” di villaggi inglesi, che “assai conferiscono all’amenità ed alla salubrità dei quartieri”, lamenta il fatto che da noi prevalgono ancora i pregiudizi e le timidezze che hanno obbligato a prevedere, nelle norme per il Milanino, quella facoltà di cui si augura pochi vorranno fare uso.

In materia di muri divisori

L'Idea Cooperativa

203

1 Gen 1911

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