L’articolo presenta alcuni dati diffusi dall’Ufficio Statistica del Comune di Milano sulle case operaie.

Più del 70% della popolazione vive in abitazioni con al massimo tre stanze, con una media di 3,5 persone per abitazione, mentre il restante 30% occupa case con quattro locali o più con una media di 3,8 persone per alloggio. Otre un terzo vive in appartamenti di due stanze con una media di 4,7 persone per alloggio. La distribuzione dell’addensamento varia molto nelle varie zone della città: è maggiore tra la vecchia e la nuova cinta daziaria, zona “folta di alveari umani sorti per dare asilo alle migliaia di operai dei vicini opifici. … la Milano nuova, fabbricata in fretta a scopo di speculazione”. Oltre il 57% delle case censite non è allacciata all’acquedotto municipale e quasi il 65% non è allacciata alla fognatura. Le disastrose condizioni igieniche causano morbilità e mortalità elevata. La zona che ha gli indici peggiori è quella di Porta Genova e Porta Ticinese, dove si affollano tanto gli opifici che gli operai.

La scarsità di alloggi, da cui l’alta densità abitativa, è la causa del  continuo aumento degli affitti. Le pessime condizioni igieniche e l’alimentazione insufficiente sono causa di tutte le malattie infettive che ora in Europa si vanno riducendo “ma persistono ad essere un privilegio delle classi povere”.

I danni che questa situazione provoca ormai a tutte le classi sociali, salvo le più ricche, sono ormai tali che il problema va affrontato “costruendo nuove abitazioni per gli operai che servano ad un tempo da calmiere ai prezzi di affitto e da tipo di abitazione risanatrice e moralizzatrice”.

La Riforma Sociale

15 Mar 1904

Alessandro Schiavi

Il censimento delle abitazioni popolari a Milano