Il rapporto finale della Commissione d’Inchiesta, redatto da Ulisse Gobbi, fornisce indicazioni su quella che si ritiene debba essere l’azione del Comune sul tema. E’ indispensabile l’iniziativa pubblica, anche se “l’assunzione diretta da parte del comune dell’industria edilizia … è un contributo alla soluzione del problema, non già la soluzione completa”. Innanzitutto il piano regolatore con il quale “il Comune si assume l’alta direzione della sistemazione del territorio comunale”. Acquisto o requisizione dei terreni per la realizzazione dei servizi. Accordi con i proprietari per il risanamento dei quartieri insalubri, esproprio se non si trova l’accordo. Regolamenti rigorosi per evitare che si ripetano i problemi, come obbligo dei caloriferi, bagni, lavatoi, spazi per la ricreazione. Norme rigorose, anche legislative, per impedire l’eccessivo affollamento. Il rapporto conclude auspicando che il comune acquisisca ed urbanizzi aree sufficienti ad alloggiare senza affollamento la popolazione attuale, assicurando alle sue finanze l’incremento di valore dei terreni conseguente all'aumento della popolazione. I restanti problemi economici potranno allora essere affrontati con l’aumento dei salari più che con il contenimento degli affitti.   

Corriere della Sera

26 Lug 1905

L'azione del Comune nel problema delle case operaie - Rapporto finale della Commissione di inchiesta

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