Presentando i due libri di George Benôit Lévy, segretario della Association des Cité-Jardins di Parigi, sulle città-giardino in Inghilterra ed in America, G. Pacini ne sintetizza lo spirito. Nelle moderne città industriali ci sono molte opportunità per istruirsi, per lavorare, per svagarsi… Però gli ambienti affollati e malsani, privi di luce e aria, sono causa di gravissimi danni soprattutto per le classi operaie. La campagna, al contrario, allontana l’uomo dalla civiltà, però offre aria, luce, spazio in un ambiente sano ed igienico “al cospetto del sublime spettacolo della natura”. La città-giardino è la soluzione moderna a questo dilemma “fabbricando la città in un giardino, facendo sì che ogni casa, ogni officina sia circondata da giardini ed ogni gruppo di case sia isolato nel mezzo di un parco, per modo che, senza uscire dalla città, si possano godere tutti i vantaggi della campagna”. Augurandosi che anche in Italia molti privati e soprattutto industriali (perché è di villaggi operai che c’è più bisogno) seguano gli esempi di Dayton, Leclaire, Aurora, Ludlow e dei villaggi inglesi, descritti nei libri suddetti, l’autore si lascia andare a “pensare a quelle belle, comode casette circondate da piante di fiori, da parchi ombrosi, a quelle officine perdute in mezzo al verde, ariose, pulite, sane e fatte veramente per la rigenerazione di tanti e tanti infelici aspettanti un’aurora di felicità meritata e sempre attesa, perché … riteniamo che dalla fondazione di una città-giardino sorgerebbe tutta una civiltà nuova e migliore e più giusta”. Più avanti nel giornale, nella sezione CRONACA, si riferisce di una visita di George Benôit Lévy a Milano lo scorso Febbraio. Nel corso di una risuscita conferenza organizzata dalla U.C. e dall’Università Popolare, con l’ausilio di proiezioni di immagini, propugnò “anche da noi l’idea degnissima” delle città-giardino.

Il Nostro Giornale

127

Nov 1906

G. Pacini

Le Città Giardino

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