ritorna

GLI ANTEFATTI (fino al 1907)

Circolano notizie che Buffoli intenda fondare una nuova cooperativa edificatrice. In alternativa, altri lo solleciterebbero a raccogliere fondi per qualcuno degli enti esistenti, in modo da non disperdere le forze. In una lettera al Corriere,  Buffoli spiega che non ha nessuna intenzione di assumere un impegno gravoso come questo, anche se esso “mi tenti e m’innamori con passione” e, non essendo geloso, vuole segnalare quanto ha già fatto la Società Edificatrice di Case per Operai, Bagni e Lavatoi Pubblici, che ha già quarant'anni di vita, ma è poco conosciuta perché la sua attività si è fermata. Nel 1868 essa completò la costruzione del quartiere S. Fermo, dove alloggiano in affitto 400 famiglie per circa 2000 inquilini. Un grande caseggiato di quattro piani, con scale di accesso ad ogni alloggio, di due o tre locali “ben tenuti da inquilini che ne sono molto soddisfatti”. Dietro il caseggiato, un grande lavatoio. Al piano terra ampi locali accolgono un asilo per 200 bambini. Buffoli trova che la formula dell’affitto sia la più indicata per le famiglie povere, per le quali l’acquisto non è conveniente. Per fornire “alloggi igienici contro una mite spesa d’affitto, non è il caso di parlare di villini e casette che possano divenire proprietà degli abitatori”. La società ha bilanci sani, remunera il capitale dei soci con interessi limitati al 4%, non ha perdite sugli affitti (solo lo 0,03% nel bilancio del 1900) e di fatto opera già come una cooperativa (una testa un voto nelle assemblee). Buffoli si auspica quindi che la società si trasformi in cooperativa abbassando a 100 L il valore di ogni azione, per favorire l’ingresso di nuovi soci, e riprenda ad edificare alloggi di cui c’è un gran bisogno.

Per le case economiche a Milano l'Istituzione esiste già

Corriere della Sera

Luigi Buffoli

16 Set 1901

In una lettura (allora si chiamavano così le conferenze) al Collegio degli Ingegneri e degli Architetti a Milano, Nino Sacerdoti, affermato progettista dell’epoca, esamina il problema delle case operaie a Milano. Dopo un breve accenno alla drammaticità della situazione ed alle sue cause (grande incremento della popolazione operaia per lo sviluppo delle industrie e scomparsa di moltissime abitazioni modeste per gli sventramenti operati in città per l’apertura nel centro di nuove grandi arterie con i relativi palazzi signorili), descrive con abbondanza di particolari le iniziative di edilizia popolare in Inghilterra, in Francia, in Germania nella seconda metà dell’800. Le poche iniziative milanesi sono rapidamente delineate. La Società Edificatrice di Case per operai, di Bagni e Lavatoi Pubblici, che dopo il quartiere di San Fermo (1862-1868) non dette altro segno di vita, non ha certo inciso nella soluzione del problema. La Società Edificatrice di Abitazioni Operaie, con le casette di via del Conservatorio (1882), il villaggio fuori Porta Vittoria (casette e grandi fabbricati, 1886-1892), le casette fuori porta Magenta (1892), ha realizzato ben 242 alloggi, un risultato “complessivamente meschino” se si pensa che ha potuto sopravvivere solo grazie alla speculazione sul terreno fuori Porta Vittoria e che la maggior parte delle case cedute a riscatto ha dovuto essere ripresa dalla Società per l’impossibilità degli acquirenti di mantenere il contratto.

Cosa bisogna fare allora per dare alloggi sani a prezzi equi alle classi meno agiate? Innanzi tutto bisogna essere realisti e, rinunciando all’utopia, progettare grandi edifici di abitazione collettiva, i soli adatti ad una città come Milano. Le ragioni economiche, come dimostrano le esperienze della Società Edificatrice, sono schiaccianti. Bisognerebbe andare nei sobborghi, lontano dalla città, dove si trovano terreni a prezzi bassi, come si è fatto a Parigi ed a Londra. Ma ciò, oltre a seri inconvenienti per gli operai (la città offre più facile impiego dei ragazzi, possibilità di guadagno supplementare per le donne, maggior comodità per la vicinanza dei mercati), presenta il grave problema

…del trasporto degli operai alla mattina e alla sera dalle loro case agli opifici e viceversa. Disponiamo noi ora di sufficienti mezzi di trasporto per soddisfare a tutte le esigenze di un simile servizio? Occorrerebbe fare nuovi impianti e nello stesso tempo ribassi fortissimi nei prezzi usuali di trasporto, indispensabili per un movimento di tal genere; ciò che non renderebbe remunerativi gli impianti stessi. Figuriamoci lungo il Viale Monza un gran quartiere di operai, che dovessero mattina e sera recarsi a Milano e ritornare! Come farebbe la nostra società tramviaria a trasportare migliaia di persone alla stessa ora, ai prezzi ridottissimi, e quindi di perdita o quasi, che dovrebbe adottare, per di più con un enorme sciupio di materiale, inevitabile con tal genere di passeggeri?

I requisiti d’igiene si possono soddisfare anche nei caseggiati, realizzando il disimpegno dei vari locali con le scale e non con i ballatoi, curando la circolazione dell’aria tra gli edifici, dotando ogni alloggio di latrine, progettando adeguatamente i servizi comuni come bagni e lavatoi. Le case operaie dovranno poi essere distribuite nei vari quartieri, senza realizzare villaggi esplicitamente destinati agli operai. Per occuparsi di tutto questo, l’autore auspica la costituzione di un ente autonomo, finanziato dalla Cassa di Risparmio a tassi agevolati (non più del 3,5%) ed amministrato da delegati del comune e della Cassa di Risparmio, che abbia come unico scopo la costruzione e la gestione di case per le classi meno abbienti.

Le case operaie a Milano

Il Politecnico

Nino Sacerdoti

Gen 1902

Inaugurata in via Scarlatti a Porta Venezia la nuova casa della Società Edificatrice. Un edificio di cinque piani, 102 alloggi quasi tutti da uno o due locali luminosi, acqua potabile e latrine ad ogni piano, un lavatoio per gli inquilini. L’edificio occupa solo un quarto del terreno acquistato, per cui ci si augura che “altri caseggiati vengano presto eretti perché il bisogno è veramente e vivamente sentito”.

…questa società, che aveva costruito ottime case per operai molti anni orsono, si era intorpidita: era essa – e lo si deve in gran parte alla propaganda di Luigi Buffoli – ha ripreso una nuova e vigorosa azione”.

Nuove case della Società Edificatrice di Case per Operai

Corriere della Sera

22 Mar 1904

Il Corriere riassume in una serie di tre articoli i risultati presentati dalla Commissione Municipale di inchiesta sulle case operaie, insediata dopo la delibera consiliare del 20 marzo 1903. I risultati sono disastrosi. Contrariamente a quanto rilevato nel censimento del 1901 (una media di quattro locali per famiglia), oltre il 70% della popolazione di Milano dispone di meno di due locali per famiglia. Il 30% delle famiglie di Milano abita in un solo locale. Quasi il 19% delle abitazioni rilevate andrebbe soppresso, se si applicasse il regolamento d’igiene. Il 35% degli alloggi popolari sono sovraffollati ”e uno sfollamento si impone a tutela della salute pubblica. Si tratta di circa 100 mila cittadini per i quali è violata ogni più discreta norma di personale incolumità e ai quali l’abitazione riesce ricovero incomodo ed insalubre”. “l’addensamento obbliga ad una promiscuità pericolosa migliaia e migliaia di famiglie operaie con bambini”. La mortalità infantile nel primo anno sfiora il 15% dei nati vivi. Tutti i medici contattati lamentano l’odore delle latrine, la loro indecenza, il loro numero troppo scarso. “Ai difetti propri della casa si aggiunge spesso il disordine ed il sudiciume da parte di chi la abita”. Tra le case destinate alle abitazioni popolari “più di metà mancano dell’acqua potabile e quasi la metà hanno l’acqua e l’immondezzaio solo al terreno, con grave danno della pulizia e delle urgenze familiari”. Solo un terzo delle case ha il gas e quasi ovunque le finestre (aria e luce) sono insufficienti. “Affrettare nuove costruzioni, sollecitando opere di fognatura e sistemazioni stradali che ne sono l’incentivo, è evidentemente il mezzo migliore per riparare al malanno”. Per sfuggire al continuo rialzo delle pigioni “in altri paesi parte della popolazione è venuta sfollando, avviata a centri suburbani di rapida, facile e poco costosa comunicazione, quali ormai già si sono creati e vanno assumendo sempre massima importanza intorno alle grandi capitali”.

Inchiesta del comune di Milano sulle case popolari

Corriere della Sera

18, 20, 21 Giu 1905

Nell'imminenza del referendum comunale sull'istituzione di un ente municipale per la costruzione di case popolari, in una lettera al giornale, Buffoli dichiara il suo voto favorevole. La questione era rovente per il significato politico che ad essa davano i socialisti e per le recenti polemiche sul fallimento del panificio municipale di Catania che Buffoli aveva spesso contestato come esempio della mala gestione pubblica, pericolo paventato dai liberali e moderati anche in tema di edilizia pubblica. Buffoli respinge innanzi tutto l’accusa che gli è stata pubblicamente rivolta di essere nemico della municipalizzazione. E’ invece favorevole anche se è convinto che il pubblico amministra meno bene del privato. E’ favorevole perché il bisogno di più case e di case dignitose è così grande, che ogni iniziativa deve essere favorita. Il mercato immobiliare è in crescita così rapida che non sarebbe difficile per il Comune ricavare risorse per “ridurre di molto le tasse o compiere buone opere”. Però crede che la strada più efficace sia quella che prevede la costruzione da parte di privati e cooperative su terreni che il comune acquista e cede in uso dopo le opere di urbanizzazione (acqua, fogna, strade e linee tramviarie). 

Buffoli a favore dell’ente municipale per le case popolari

Corriere della Sera

Luigi Buffoli

14 Lug 1905

Il rapporto finale della Commissione d’Inchiesta, redatto da Ulisse Gobbi, fornisce indicazioni su quella che si ritiene debba essere l’azione del Comune sul tema. E’ indispensabile l’iniziativa pubblica, anche se “l’assunzione diretta da parte del comune dell’industria edilizia … è un contributo alla soluzione del problema, non già la soluzione completa”. Innanzitutto il piano regolatore con il quale “il Comune si assume l’alta direzione della sistemazione del territorio comunale”. Acquisto o requisizione dei terreni per la realizzazione dei servizi. Accordi con i proprietari per il risanamento dei quartieri insalubri, esproprio se non si trova l’accordo. Regolamenti rigorosi per evitare che si ripetano i problemi, come obbligo dei caloriferi, bagni, lavatoi, spazi per la ricreazione. Norme rigorose, anche legislative, per impedire l’eccessivo affollamento. Il rapporto conclude auspicando che il comune acquisisca ed urbanizzi aree sufficienti ad alloggiare senza affollamento la popolazione attuale, assicurando alle sue finanze l’incremento di valore dei terreni conseguente all'aumento della popolazione. I restanti problemi economici potranno allora essere affrontati con l’aumento dei salari più che con il contenimento degli affitti.   

L'azione del Comune nel problema delle case operaie - Rapporto finale della Commissione di inchiesta

Corriere della Sera

26 Lug 1905

Questo articolo, ripreso da una rivista inglese, rende in modo completo non solo le ragioni che stanno alla base delle iniziative per le città giardino e le loro modalità realizzative, ma anche il clima culturale all'intero del quale queste idee nascono e maturano. Semplici ma efficacissimi dal punto di vista della comunicazione, forse più ancora del testo, i disegni di cui le pagine dell'articolo sono arricchite. Milanino é nata da lì.

I villini a buon mercato

La Lettura

Nov 1905

L’articolo, ripreso da Critica Sociale del 1.10.1905, informa dalla inaugurazione, avvenuta il 12 settembre scorso, della esposizione di 85 cottages costruiti allo scopo di dimostrare che in campagna è possibile realizzare abitazioni a prezzi accessibili. Siamo a Letchworth nell’Hertfordshire, la prima città giardino inglese. “Lo spopolamento delle campagne nell’Inghilterra aveva assunte proporzioni allarmanti: le popolazioni rurali ormai non rappresentavano che il 33% dell’intera nazione. Il movimento per la riforma cittadina ha un doppio fine: riformare le condizioni materiali della città in modo da evitare gli eccessivi agglomerati di case, i fitti enormi, la mancanza di aria e di luce e rendere possibile il ripopolamento delle campagne e quindi la rinascita della agricoltura”. Dal 1903 400 case sono già costruite o in costruzione su terreni che restano di proprietà della Garden City Pioneer Company che si assume la direzione dello sviluppo del villaggio, che ospiterà 30 mila abitanti su un’area di 1200 acri, dei quali 200 saranno dedicati a parchi ed attorno alla quale una zona circolare agricola di 2400 acri sarà affittata a piccoli lotti. “Questa Garden City renderà possibile un’agricoltura (almeno per erbaggi e frutta) unita ad una vita cittadina più sana e più socievole”. “Il valore del suolo che andrà crescendo sarò dedicato a coprire il costo dei pubblici servizi”. 

La città giardino

Rivista della Beneficenza Pubblica

Nov 1905

Presentando i due libri di George Benôit Lévy, segretario della Association des Cité-Jardins di Parigi, sulle città-giardino in Inghilterra ed in America, G. Pacini ne sintetizza lo spirito. Nelle moderne città industriali ci sono molte opportunità per istruirsi, per lavorare, per svagarsi… Però gli ambienti affollati e malsani, privi di luce e aria, sono causa di gravissimi danni soprattutto per le classi operaie. La campagna, al contrario, allontana l’uomo dalla civiltà, però offre aria, luce, spazio in un ambiente sano ed igienico “al cospetto del sublime spettacolo della natura”. La città-giardino è la soluzione moderna a questo dilemma “fabbricando la città in un giardino, facendo sì che ogni casa, ogni officina sia circondata da giardini ed ogni gruppo di case sia isolato nel mezzo di un parco, per modo che, senza uscire dalla città, si possano godere tutti i vantaggi della campagna”. Augurandosi che anche in Italia molti privati e soprattutto industriali (perché è di villaggi operai che c’è più bisogno) seguano gli esempi di Dayton, Leclaire, Aurora, Ludlow e dei villaggi inglesi, descritti nei libri suddetti, l’autore si lascia andare a “pensare a quelle belle, comode casette circondate da piante di fiori, da parchi ombrosi, a quelle officine perdute in mezzo al verde, ariose, pulite, sane e fatte veramente per la rigenerazione di tanti e tanti infelici aspettanti un’aurora di felicità meritata e sempre attesa, perché … riteniamo che dalla fondazione di una città-giardino sorgerebbe tutta una civiltà nuova e migliore e più giusta”. Più avanti nel giornale, nella sezione CRONACA, si riferisce di una visita di George Benôit Lévy a Milano lo scorso Febbraio. Nel corso di una risuscita conferenza organizzata dalla U.C. e dall’Università Popolare, con l’ausilio di proiezioni di immagini, propugnò “anche da noi l’idea degnissima” delle città-giardino.

Le Città Giardino

Il Nostro Giornale

127

G. Pacini

Nov 1906

George Benoit-Lévy, segretario della Associazione Francese delle Città-Giardino, in una applaudita proiezione presso l'Unione Cooperativa promuove il movimento per le Città Giardino.

Giorgio Benoit-Lévy a Milano

Il Nostro Giornale

127

Mar 1906

Riprodotto da Pearson’s Magazine, l’articolo racconta, con linguaggio poeticamente ingenuo, quanto sia bella e salutare la vita in campagna, purché si tratti di un villaggio e non di fattorie isolate, e non sia troppo distante dalla città, quotidianamente raggiungibile per il lavoro. “L’amore in una capanna. Ecco le poche parole che stanno incise nel cuore di mille e mille lavoratori della città. Ed essi vedono già coll’occhio di fantasia un cottage coperto di rosso posto in mezzo ad un giardino, con un piccolo prato, con stanze soleggiate, tutte piene di fragranza dei fieni di giugno, con bei fiori, con bambini che giocano, con pometi…

Il sogno dei Cottages in campagna

La Lettura

Mar 1906

Buffoli scrive ai giornali perché pubblichino la proposta che intende sottoporre alla Banca Popolare per affrontare il problema della mancanza di alloggi dignitosi a prezzi accessibili e per la quale ha bisogno di 300 firme. In sintesi Buffoli ritiene che solo una grande banca può disporre di grandi capitali, che, se investiti con modalità cooperative nella costruzione di case, possano rapidamente incidere sul mercato delle abitazioni. (vedi articolo successivo).

Per provvedere alla deficienza di alloggi

Corriere della Sera

Luigi Buffoli

21 Apr 1906

Luigi Buffoli spiega e pubblicizza la sua iniziativa tesa a coinvolgere la Banca Popolare di Milano nel settore dell’edilizia popolare. Per il problema del rincaro degli affitti non c’è che una soluzione “buttare sul mercato un numero sufficiente d’abitazioni”. Gli operatori al momento sul mercato (la Cooperativa Case ed Alloggi, la Società Edificatrice di Case per Operai, la Società Edificatrice di Abitazioni Operaie, l’Umanitaria, il comune stesso con le sue case popolari) non potranno mai mettere in campo gli enormi capitali necessari per realizzare un effettivo calmiere degli affitti. L’iniziativa privata, di solito non è interessata a questo tipo di edilizia e, quando lo fosse, le sue proposte non sono condivisibili. Si veda esempio il grande quartiere operaio in costruzione in Via Cenisio da parte della Sig.ra Celesia: si tratta di 7000 locali, con affitti per ora interessanti, ma gli alloggi saranno in gran parte disponibili solo fra anni e l’affitto sarà ancora quello? Inoltre non rispettano gli standard minimi dell’edilizia moderna: prevedono, infatti, una sola latrina comune ogni tre alloggi. La Banca Popolare può impegnare da subito almeno un milione di lire facendosi promotrice di una società anonima di natura cooperativa dedicata alla costruzione di case popolari. Non avrà certo problemi a finanziare anche in futuro questa attività se si pensa che oggi  (dati 1905) realizza utili, a giudizio di Buffoli, “veramente eccessivi”  (14,4% sul capitale versato con azioni che circolano sul mercato al doppio del loro valore nominale) ed incompatibili con la natura cooperativa della Banca, che dovrebbe distribuire ai suoi clienti gli utili oltre il 5%. Per sostenere la sua iniziativa, Buffoli cerca adesioni per convocare un’assemblea straordinaria dei soci della Banca in modo da deliberare le necessarie modifiche statutarie. Due anni dopo la Banca Popolare di Milano sarà tra i soci fondatori dell’Istituto per le Case Popolari ed Economiche.

Il problema delle abitazioni

Il Nostro Giornale

126

Luigi Buffoli

Mag 1906

Costruito dalla Royal Arsenal Society, una cooperativa di oltre 26 mila soci con un fatturato di oltre 13 milioni di lire, il villaggio si trova ad una mezz’ora dal centro di Londra. Nacque nel 1886 su un’area di 22 ettari come fattoria di produzione agricola (verdure, volatili, bestiame) per gli spacci della cooperativa. A causa degli scarsi risultati, l’area fu successivamente frazionata in orti singoli da 400 mq assegnati a singoli soci. L’edificazione di casette economiche iniziò nel 1900, su un terreno acquistato allo scopo; ad oggi “le casette proprie ed eleganti, su strade spaziose e ben aerate” sono ben 593 di dimensioni (e prezzo) variabili dai 4 agli 8 locali, abitate da 26.000 persone di cui circa 10.000 lavorano all’arsenale. Sono cedute in concessione ad un prezzo relativamente basso (dalle 5.000 L. alle 10.000 L. per le più grandi) però la società si riserva il diritto di riaverle dopo 99 anni. L’assegnatario deve anticipare solo il 10% del prezzo, il resto è coperto con un mutuo concesso per i 2/3 al 4% da una società di costruzione convenzionata e per la quota residua dalla cooperativa stessa al 5%. Se si considera che l’assegnatario deve anche pagare le tasse annuali (equivalenti a circa il 37% del valore locativo della casa) le cifre in gioco sembrano poco adatte agli operai. A parziale giustificazione, il fatto che la cooperativa cede le case anche ai non soci, che la società costruttrice non è una cooperativa e soprattutto che i salari dell’arsenale sono più elevati della media. Quote importanti sono invece investite dalla Società nell’educazione e nella diffusione dell’idea cooperativa (conferenze, concerti, biblioteche, società sportive e corali, corsi di formazione, feste e svaghi, …) allo scopo “di avvicinar fra loro i propri membri, di apprender loro i principi del movimento e di promuovere una più forte unione sociale fra essi”.

Il villaggio cooperativo di Woolwich

Il Nostro Giornale

135

George B. Lévy

Nov 1906

Buffoli partecipa al convegno, presieduto dall’on. Luzzatti, sul tema della istituzione di un ente municipale per le case popolari. Il comune ha già costruito direttamente alcuni quartieri, ma per essere efficace bisogna fondare un ente apposito. Presenti, oltre al sindaco e a Luzzatti, assessori e consiglieri, deputati e senatori, rappresentanti di Banche, di cooperative e di istituzioni benefiche. Al termine viene votato un ordine del giorno per la creazione di un comitato coordinato dal sindaco con l’incarico di studiare il problema e procedere alla costituzione dell’ente, trovando i necessari finanziamenti e proponendo le necessarie modifiche legislative che possano favorirne lo sviluppo.

Convegno in Municipio per l’istituto municipale delle case popolari

Corriere della Sera

6 gen 1907

Costituito il comitato che deve portare alla istituzione dell’ente. Luigi Buffoli ne è parte.

Il comitato per l’istituto delle Case Popolari

Corriere della Sera

8 gen 1907

Nella prima riunione del comitato viene nominato un sottocomitato con l’incarico di redigere una bozza dello statuto del nuovo ente. Buffoli è nominato anche nel gruppo di lavoro ristretto.

​Prima riunione del comitato per l’istituto delle Case Popolari

Corriere della Sera

9 Gen 1907

Viene presentato, discusso ed approvato articolo per articolo lo statuto messo a punto dal sottocomitato. Fine dell’ente è quello di “provvedere alloggi igienici alle classi meno abbienti e la cui azione si esplica a vantaggio del Comune di Milano”. Al termine Buffoli accompagna l’on. Luzzatti a visitare le case della Cooperativa dei Ferrovieri.

Lo statuto dell’ente autonomo delle Case Popolari

Corriere della Sera

22 Mar 1907

Nella relazione del Consiglio di Amministrazione (datata 12 aprile 1907) per la prossima Assemblea di bilancio, Buffoli formalizza esplicitamente la proposta di avviare la costruzione di case per i soci come previsto dallo Statuto, ma finora non attuato. Sarebbe un modo degno di festeggiare il ventennale della Cooperativa, portandola ad esercitare la sua funzione di potente calmiere dei prezzi anche sul mercato delle case. Dal punto di vista finanziario, visto che le spese per la nuova sede di Via Meravigli sono quasi del tutto pagate, non sarà un problema ottenere mutui, emettere obbligazioni o buoni fruttiferi oppure avviare qualche altra operazione finanziaria. L’importante, per ora, è l’idea, e cioè "dar vita ad un quartiere di case tutte appartenenti all’Unione Cooperativa, quartiere che dovrebbe sorgere presso uno dei più vicini e sani comuni che stanno attorno a Milano, e che a Milano son già congiunti o facilmente congiungibili, con qualche linea ferroviaria o tramviaria…. Quando, per andare e venire dalla propria casa, già si usa prendere il tram, tanto vale restarvi 5 o 10  minuti in più, pagando 5 o 10 centesimi in più. Basterà il risparmio sul costo della verdura a compensare tale spesa". L’Unione Cooperativa, presso il proprio quartiere, oltre ad un’ortaglia, potrebbe avere una vaccheria che fornisca latte puro a buon mercato, poi una lavanderia ed altri servizi contribuenti all’economia ed all’igiene domestica. Nel quartiere, naturalmente, si impianterebbe anche una succursale del ramo alimentare.

Pur senza presentare per ora progetti concreti, chiede all'assemblea di autorizzare, sulla fiducia, il consiglio ad avviare l’impresa fino ad un importo di 1 milione di lire scegliendo la località più opportuna. Chiude sottolineando come l’investimento immobiliare è sempre stato redditizio e lo sarà anche in futuro.

Per le case - Relazione di L. Buffoli all'assemblea dell'Unione Cooperativa

Il Nostro Giornale

140

Luigi Buffoli

Apr 1907

L’iniziativa di Buffoli in tema di abitazioni trova subito eco sul Corriere, che lo intervista. Buffoli rimarca il florido stato dell’Unione, che consente di affrontare la sfida. Il nuovo quartiere sorgerà in uno dei comuni attorno a Milano perché in città i prezzi sono ormai insostenibili. Alla prossima assemblea dei soci chiederà l’autorizzazione a investire fino a un milione di lire e la delega per la scelta della località. “Questo ci disse il comm. Buffoli e nelle parole dell’uomo benemerito era viva la convinzione di poter portare in buon porto anche questa ardita iniziativa”.

​L’Unione Cooperativa per il problema delle abitazioni

Corriere della Sera

18 Apr 1907

Sulla prima pagina del numero di questo mese compare, per la prima volta, il nome ed il logo del nuovo quartiere dell’Unione Cooperativa.

Deve sorgere! ed in tale speranza già gli diamo il nome. Esso, da oggi, servirà di titolo agli articoli coi quali terremo informati i soci sul procedere del lavoro che si fa per creare l’ideato quartiere dei cooperatori.

Il Battesimo di Milanino

Il Nostro Giornale

141

Mag 1907

Il giornale pubblica in prima pagina la lettera del dott. E. Bassi che dice di essersi astenuto nella votazione alla Assemblea che ha approvato l’avvio della costruzione delle case per i soci, e con lui molti altri, perché a suo avviso l’iniziativa è finanziariamente molto rischiosa. Non avendo l’Unione mezzi propri sufficienti, per finanziare l’impresa, sarà costretta a raccogliere il denaro sul mercato ad un tasso non inferiore al 5%, quando l’esperienza dell’Umanitaria e del Municipio insegna che essi non ricavano più del 3,5% dagli affitti, pur avendo costruito insieme case grandi e piccoli villini per contenere i costi di costruzione. Mette in guardia la Cooperativa dal non ripetere l’errore della Filiale di Berlino che, decisa in un clima di grande entusiasmo, per anni ha accumulato solo perdite. Buffoli risponde e ancora una volta tranquillizza citando dati, cifre e percentuali sia circa la solidità finanziaria dell’Unione, sia circa l’esperienza delle cooperative inglesi e tedesche, anch’esse protagoniste sul mercato immobiliare grazie ad investimenti finanziati con il ricorso al credito. A proposito della presunta scarsa rendita degli affitti, “l’Unione Cooperativa non può né deve seguire il Comune o l’Umanitaria nella loro opera di generosità. L’unione Cooperativa può e deve compiere opera di equità contribuendo a frenare la speculazione che continua a rialzare i prezzi d’affitto delle case vecchie, facendo sì che esse rendano assai più di quanto sarebbe giusto”. L’Unione stabilirà la base di fissazione dei prezzi di affitto a non meno del 4% da assegnare al capitale “ritenendo che così si potrà dare ogni locale ad un prezzo conveniente, in confronto a quanto si paga nelle case nuove”. Se anche i soci volessero mantenere una rendita del 5% l’anno sul capitale, la differenza (10.000 lire sul milione che verrà investito) potrà essere facilmente colmata a scapito della quota da restituire ai consumatori “in una proporzione insensibile”.

Buffoli informa infine che l’iniziativa dell’Unione ha già avuto una vasta eco, sono pervenute una grande quantità di offerte di terreni, incoraggianti i giudizi espressi pubblicamente dal sindaco di Milano, il Senatore Ponti, e dalla stampa cittadina, e privatamente da tanti eminenti personalità e semplici cittadini. Tutto ciò non fa che confermare la bontà del progetto.

La sostenibilità finanziaria dell'impresa

Il Nostro Giornale

141

Luigi Buffoli

Mag 1907

L’assemblea approva all'unanimità la proposta del Consiglio di destinare un milione di lire per realizzare la costruzione di alloggi per i soci. Diversi soci espressero il timore che lasciare la città di Milano, per venire ad abitare a Milanino, avrebbe fatto perdere la possibilità di accedere ad alcuni servizi come l’iscrizione gratuita per i propri figli a scuole molto qualificate, la possibilità di concorrere per le borse di studio, … Gli impiegati pubblici, una categoria molto rappresentata tra i soci dell’Unione, domandavano come conciliare l’iniziativa con l’obbligo, per loro, di risiedere nel comune di Milano. Buffoli tranquillizza tutti assicurando che sarà possibile ottenere dal comune di Milano che “il nuovo quartiere sia considerato come aggregato alla città; basterà, all’uopo, presentar bene la questione”.  Circa il problema della distanza dalla città, ai soci che temono di non potersi allontanare per non trascurare i propri interessi in città, Buffoli spiega che bisogna spingersi “ove non sia arrivata la speculazione dei terreni”. Il risparmio così ottenuto consentirà la realizzazione dei servizi quali “l’ortaglia, la vaccheria, la lavanderia”. Le spese di trasporto quotidiano saranno ampiamente compensate dai risparmi sul prezzo della verdura e della frutta, “saliti a cifre enormi”, e sul prezzo del latte. Qualcuno chiede che le case restino sempre di proprietà dell’U.C. e che non siano cedute per lucro, che nel calcolo degli affitti si considerino anche le condizioni dell’inquilino, che gli utili non siano distribuiti ma usati a vantaggio di altre istituzioni simili, in modo che l’iniziativa mantenga il suo carattere altamente morale. Altri chiedono che, oltre alla città-giardino, si costruiscano anche case in città per chi non può allontanarsene.

Ecco l’ordine del giorno approvato, l’atto di nascita del Milanino:

L'Assemblea, mentre approva, plaudendo, la proposta di mas­sima del Consiglio di festeggiare il ventennio di vita sociale iniziando il programma di costruir case da affittare ai soci, e fa voti che tale programma sia largamente applicato,dà, anche ai sensi e per gli effetti degli articoli 10 e 41 penultimo capoverso dello Statuto sociale, ogni più ampio mandato ed autorizzazione al Consiglio stesso, e per lui al suo presidente, perché, entro un limite d'impegno di non oltre un milione, attui questo progetto, compia ogni più opportuna operazione al riguardo, ivi compresi la compera, la vendita e la permuta di ter­reni, il consentir istruzioni e surroghe ipotecarie, il rinunciare a ipo­teche legali, sollevando in ogni caso il Conservatore delle ipoteche da qualunque responsabilità al riguardo, ecc., e procuri finalmente i mezzi all'uopo necessari, sia contraendo mutui in quelle miglior forma che il Consiglio sarà per deliberare, sia facendo quella qualsiasi altra operazione finanziaria che fosse per dimostrarsi più opportuna, pur­ché non porti impegno superiore alla predetta cifra di non oltre un milione.

L'assemblea dell'Unione Cooperativa approva l'investimento per Milanino

Il Nostro Giornale

141

Luigi Buffoli

Mag 1907

Dopo l’assemblea dell’Unione Cooperativa che approvò l’iniziativa immobiliare proposta da Buffoli, il Corriere lo intervista di nuovo sull'argomento. “Di nuovo – egli ci disse – c’è che le aree offerteci nei dintorni di Milano sono ormai numerose ed una migliore dell’altra. La borgata o cittadina ideale dovrebbe avere molte ortaglie che dovrebbero fornire agli abitanti la verdura fresca e sana; prati e stalle e vaccherie per il latte abbondante e sicuro e ad un prezzo giusto; panificio; magazzino fornito di tutti i generi alimentari; lavanderia e stireria”. Entro pochi mesi si concretizzerà il progetto. Oltre al milione già stanziato, ci sono già altre offerte: si sta pensando ad una società cui possono partecipare solo i soci dell’Unione. Già molti “si dichiarano disponibili a fabbricarsi casa propria sul terreno sociale a patti da convenirsi”. Le aree in esame “variano per la distanza da un minimo di 3 km ad un massimo di 6 dal dazio vecchio, cioè dai bastioni… Poiché la cittadina sarà quasi esclusivamente abitata da impiegati e professionisti che dovranno passar la giornata in città, non sarà difficile unire questa con quella mediante la tramvia elettrica”.

Per le case degli impiegati

Corriere della Sera

7 Mag 1907

Luigi Buffoli dettaglia il suo progetto per il Milanino. Per dare una risposta significativa al problema della abitazione per gli impiegati, i professionisti, i commercianti ed altri, l’Unione Cooperativa deve fare “assai di più di quanto si farebbe col milioncino votato”. Nascerà tra breve a Milano l’Istituto per le Case Popolari, che anche se non utilizza più la dicitura del passato delle Case Operaie, non favorirà certo il ceto impiegatizio. Infatti la legge del 1903 sulle case popolari prevede che esse siano affittate solo a persone con entrate complessive non superiori a L. 3500 annue. Anche se questo può non essere un problema per un giovane impiegato o professionista, lo diventerà dopo qualche anno, quando avrà migliorata la sua condizione economica ma, ciò malgrado, vivrà più stentatamente di prima dovendo sopportare maggiori spese per far proseguire negli studi i figli. L’Unione Cooperativa deve quindi pensare da sé ai bisogni della categoria di persone da cui è costituita.

Con l’abituale, puntigliosa profusione di dati, cifre e conteggi, Buffoli spiega come l’acquisto di almeno un milione di mq al costo massimo di una lira al mq, sia la soglia minima, affinché il progetto possa essere efficace. Per iniziare la costruzione delle abitazioni bisognerà poi trovare almeno un secondo milione. A questo scopo, l’Unione si fa promotrice di una nuova società anonima di tipo cooperativo con un capitale iniziale di 2 milioni, sottoscrivendo le prime 10.000 azioni da 100 lire ed invitando tutti i soci e tutti gli Enti, Associazioni o Istituti interessati a sottoscrivere il restante 50%. La società potrà costruire ed affittare ai propri soci ed anche rivendere i terreni, con onesto guadagno. Favorire il trasferimento delle famiglie senza figli in età scolare può aiutare ad esempio a superare l’impasse iniziale per cui i residenti in città potrebbero non scegliere Milanino perché mancano i servizi, per realizzare i quali (trasporti e scuole, ad esempio) ci vuole tempo ed è tanto più difficile quanti meno sono gli abitanti. E’ quindi ufficialmente aperta la sottoscrizione delle azioni della società anonima proposta.

Milanino - il progetto sarà più impegnativo

Il Nostro Giornale

142

Luigi Buffoli

Giu 1907

Il progetto di Buffoli per il Milanino trova eco anche sul Corriere della Sera. L’articolo riprende i temi della relazione di Buffoli all'assemblea dell’Unione Cooperativa e degli articoli in pubblicazione su Il Nostro Giornale, l’organo della Cooperativa. Dopo lunghe citazioni (tra virgolette) l’articolo conclude con l’invito alla sottoscrizione per la società che materialmente costruirà Milanino. “Come si vede, l’idea nuova ed ardita sta già facendo la sua strada”.

Milanino

Corriere della Sera

24 Giu 1907

Continua la sensibilizzazione dei soci e del pubblico sul movimento delle Città Giardino. Grazie alla disponibilità di nuove fotografie delle realizzazioni inglesi, francesi, tedesche ed americane si organizza un nuovo ciclo di proiezioni sul tema. Tutti sono invitati.

La Città Giardino - nuova proiezione promozionale

Il Nostro Giornale

143

Lug 1907

Nel terzo articolo sul progetto Milanino, Luigi Buffoli informa che i sottoscrittori, a tutto il 22 luglio, sono stati soltanto 448 (sui 13.500 soci dell’U.C.) per un totale di 260.500 lire. E’ meno del previsto, anche se le cause possono essere diverse (il poco tempo, il periodo estivo nel quale molti sono fuori Milano, ecc…); è positivo però che tra i sottoscrittori ci siano tutti i componenti della Giunta Municipale, parecchi Consiglieri Comunali, alcuni Deputati, il capo dell’Ufficio Tecnico con altri ingegneri, il Medico dell’Ufficio di Igiene, e molte altre personalità. Inoltre l’Unione garantisce un rendimento del 5% quando altri prospettano l’8%, il 10 o anche il 15%, però con il potenziale inganno di pericolosi giochi di borsa, mentre la rendita immobiliare è sicura, data la grande scarsità di case sul mercato. Circa la scelta della località dove realizzare il Milanino, questo sarà uno dei compiti della nuova società appena essa sarà costituita. E ciò avverrà quando sarà stato sottoscritto il capitale necessario [il secondo milione, oltre al primo che l’U.C. ha stanziato]. Per guadagnare tempo il Consiglio dell’Unione Cooperativa comincia a raccogliere dati e verificare le numerose offerte pervenute, soprattutto dal punto di vista della realizzazione dei servizi, quali i mezzi di trasporto, l’illuminazione, il riscaldamento, la fornitura e la qualità dell’acqua, la fognatura. La zona di interesse è comunque già stata individuata e rappresentata in un diagramma che definisce una corona circolare a Nord di Milano con un raggio da 5 a 15 km dal centro. In direzione Nord, Niguarda è poco oltre i 5 Km, Cusano è al limite dei 10 Km, Nova Milanese al limite dei 15 Km. Da Est a Ovest la zona utile va da Rho e Arese fino a Brugherio e Cologno. Secondo il Buffoli “più si andrà lontano e più converrà, igienicamente ed economicamente”. Il limite è fissato a 15 km, “lontananza forte per quei fedelissimi amici della Madonnina del Duomo, i quali temono che riesca disastroso ogni distacco da essa”.

Milanino - altri dettagli sul progetto

Il Nostro Giotrnale

143

Luigi Buffoli

Lug 1907

Luigi Buffoli coinvolge il Corriere (il direttori, i redattori, perfino i lettori) nel suo progetto per il Milanino. Un breve articolo ricorda “a tutti coloro a cui sta a cuore l’importantissimo problema delle case” di contribuire “a far sorgere il Milanino” mediante al sottoscrizione di quote della società che procederà alla sua costruzione.

Per il Milanino

Corriere della Sera

10 Lug 1907

Un breve articolo riferisce della proiezione di fotografie sulle Città Giardino avvenuta la sera prima presso la sede dell’Unione Cooperativa in via Meravigli. L’evento si ripeterà nelle prossime serate, mentre continua la sottoscrizione delle azioni della società che costruirà Milanino.

La propaganda pro Milanino

Corriere della Sera

25 Lug 1907

Una nota di cronaca sul numero di questo mese della Rivista della Beneficenza Pubblica e degli Istituti di Previdenza, testimonia la vasta eco che l’iniziativa del Milanino sta suscitando anche fuori Milano. Il progetto della Città Giardino occuperà almeno un milione di mq, un buon terzo dei quali sarà per strade e piazze, si costruiranno 20 mila stanze da 20 mq l’una in case a non più di due piani, si costituirà una Cooperativa cui partecipa l’Unione Cooperativa e tutti gli enti o associazioni che vorranno sottoscrivere le quote per usufruire poi delle abitazioni per i propri impiegati.

Il Milanino

Rivista della Beneficenza Pubblica

Ago 1907

Riportando la notizia della recente proiezione di diapositive, l'articolo riferisce della decisione dell'Unione Cooperativa di "gettare le basi di una grande Cooperativa per la costruzione di case moderne ed economiche" a Milanino, "una nuova piccola Milano, tutta fiori e luce, ... dove i nostri bimbi potrebbero respirare l'aria pura che loro manca nelle polverose vie del centro".

"La geniale iniziativa merita tutte le simpatie dei buoni - e specialmente dei previdenti e dei cooperatori - all'attenzione di quali la raccomandiamo vivamente". 

Le grandi iniziative della cooperazione - Il futuro Milanino

La Cooperazione Italiana

3 Ago 1907

In due corrispondenze da Londra, datate 7 e 15 agosto, Luigi Buffoli riferisce della sua partecipazione al Congresso. Tra i 600 partecipanti per l’Italia ci sono rappresentanti del Governo, dell’Istituto per le case popolari di Roma, del Comune di Milano e di altre Cooperative Milanesi.

Il tema, ampiamente condiviso dai partecipanti, è introdotto da un ministro inglese che sostiene “la necessità di rivolgere gli sforzi a combattere il fenomeno dell’urbanismo, costruendo abitazioni salubri a buon mercato lungi da grandi centri, a questi congiungendole con un frequente e sollecito mezzo di trasporto”.

I congressisti inglesi riportano i risultati positivi delle Città-Giardino di Letchworth, Bourneville e Port Sunlight, tutte costruite con casette isolate, abitate da una o due famiglie. Altri invece sostengono la superiorità “in linea tecnica e finanziaria … delle case a più piani, con parecchi appartamenti di due o tre locali ciascuno”.  I rappresentanti milanesi, viste le “belle e solide costruzioni” realizzate a Milano dal Comune, dall’Umanitaria, dalle Cooperative, hanno qualche dubbio sulle casette, che da noi non potrebbero essere così economiche come in Inghilterra “date le diverse condizioni di clima e le diverse abitudini delle nostre classi popolari”.

Buffoli ricorda infine la relazione di un congressista neozelandese circa i severissimi interventi del governo per sconfiggere la speculazione edilizia in tema di case popolari. “Così, disse il congressista, noi non abbiamo i milionari che raccolsero le loro ricchezze dalla lamentata speculazione”.

Nel secondo articolo Buffoli riferisce brevemente delle visite alle Città Giardino di Letchworth, Port Sunlight, Sheffield, Bourneville ed i nuovi quartieri operai di Sheffiled, Manchester, Liverpool. Di tutto ciò racconterà più diffusamente nell'articolo de La Lettura, ottobre 2017 (vedi più oltre).

Il Congresso delle case popolari a Londra

Corriere della Sera

Luigi Buffoli

10 e 17 Ago 1907

Nella sezione medica Il Dottore di Casa un articolo illustra i mali dell’urbanizzazione eccessiva (urbanismo, come si diceva allora) ai quali il Milanino, proposto e sostenuto dal Buffoli, può rappresentare una soluzione. Tra le cause di questo fenomeno, oltre al diffondersi dell’industrializzazione, l’articolo sottolinea anche i migliori mezzi di comunicazione (una volta “solo i ricchi potevano viaggiare e cercare nelle grandi città piaceri, onori, altre ricchezze. Oggi con poca spesa, grandi masse di popolazione vi possono accorrere da grandi distanze, portandovi braccia e cercandovi guadagni che non trovano nei villaggi”), la presenza in città di ospedali ed istituzioni filantropiche che “attirano i miseri dalle campagne”, le scuole “che attraggono la gioventù per l’istruzione”, la crescita delle istituzioni militari e burocratiche che concentrano in città masse di militari ed impiegati. Le differenze sociali in città diventano barriere insormontabili che creano società distinte. A distanza di poche vie si passa “da uno stato di civiltà ad un altro, dagli eccessi di ricercatezza alla barbarie, dalle dimore dell’intelligenza a quelle dell’ignoranza brutale. In vicinanza delle case splendide vi sono i covili dell’orribile miseria, del delitto spensierato, dell’intemperanza, della dissolutezza, della rovina della giovinezza imprudente. Queste società distinte non si conoscono, i beni ammucchiati in poche mani scavano un abisso tra le diverse condizioni.

Purtroppo il problema continuerà: “fino a quando non saranno migliorate le condizioni dei lavoratori della terra, non si arriverà all'in­dustrializzazione dell'agricoltura, non si creeranno le città giardino, non si organizzeranno su larga scala i treni ope­rai, non si accumuleranno più su piccolo spazio i grandi opifici, non si porteranno i benefici delle città a contatto dei contadini, si sospingerà fatalmente i miserabili verso le città mostruose che solo oggi danno loro il miraggio del pane”. Ed allora che fare “essendo contrario ad ogni idea di giustizia e di libertà il far tornare i contadini alla gleba maledetta d'un tempo”? La risposta è ovvia: cominciando dal poco, ad esempio aiutando Buffoli nella sua generosa iniziativa del Milanino “che è lotta contro l’urbanismo, pel bene di tanti che soffrono negli immensi falansteri moderni, e vogliono non il chiuso di case che si aggiungono a case ma – dopo il lavoro nella città sonante – il ritorno alla vita fra un poco di verde e di aria libera”.

I mali dell'urbanismo

Il Nostro Giornale

144-145

Ago-Set 1907

Continua con ritmo soddisfacente la sottoscrizione per la nuova società che dovrà edificare il Milanino. A metà settembre si è arrivati a L. 460.000, quasi alla metà del milione programmato. Entro l’anno raggiungeremo senz'altro il milione programmato. Buffoli informa che ad agosto è stato a Londra al congresso internazionale sulle Città Giardino ed ha avuto modo di visitarne diverse “per studiare quanto più possibile il problema delle abitazioni”.  Riferirà dettagliatamente sul prossimo numero.

Sottoscrizioni per il Milanino

Il Nostro Giornale

144-145

Ago-Set 1907

In un lungo articolo, corredato da molte fotografie, Luigi Buffoli racconta del suo viaggio-studio in Inghilterra con una delegazione di cui facevano parte un incaricato del Governo ed uno del Comune di Milano, oltre a rappresentanti di Enti e Cooperative interessate alle case popolari. Ha partecipato all’8° “Congresso Internazionale sulle case economiche” di Londra e visitato le città giardino di Letchworth, Hampstead, Port Sunlight, Bournville ed un sobborgo-giardino di Sheffield. Buffoli fu molto colpito dall’abbondanza di giardini, dalla varietà delle alberature, dai tracciati stradali ampi e sinuosi, dalle casette immerse nel verde, dai progressi igienici che si manifestavano in questi luoghi rispetto alle grandi città. Il modello della città giardino, grazie agli insuperati pregi igienici e morali della casetta unifamiliare, isolata o a schiera, con giardino e orto, si conferma come la soluzione ideale per migliorare le condizioni dell’insediamento urbano. Esso è particolarmente indicato per la classe media, costituita da impiegati, professionisti, piccoli commercianti, tutti rappresentanti

di quella borghesia lavoratrice che costituisce la maggior forza della nostra città, nella quale la famiglia conserva le sue pure tradizioni, di solidità e semplicità severa. Per questa classe che certamente non merita minori cure della classe operaia, perché di essa non meno economicamente disagiata, non era il caso di pensare a quelle enormi caserme che si chiamano da noi case popolari mentre era certo che avrebbe saputo apprezzare un’impresa che le avrebbe reso possibile di godere di una casetta per la famiglia in mezzo a quelle dolcezze della natura tanto desiderata”.

Tra le opzioni possibili, viene scartato l’esempio del villaggio di Lecthworth, a 56 km da Londra, un quartiere con pretese di autosufficienza economica, ritenuto un’impresa troppo complessa e dalle prospettive incerte. Più rispondente agli scopi del Milanino è l’esempio di Hampstead, un sobborgo residenziale subito fuori città per gente che continua a gravitare sulla città per i propri interessi ed affari. Hampstead, uno dei distretti di Londra, dista dalla City un’ora e mezza di omnibus o mezz’ora di treno:

In questo sobborgo giardino non vi sono stabilimenti industriali, vi si gode la tranquillità, la purezza dell’aria, la visione degli alberi e dei fiori, il senso di benessere ed il riposo che prolunga la vita; preservandola anche dai pericoli che corre quando la si passa costantemente ove ferve il movimento, ove l’aria è impregnata di miasmi, ove la vista non spazia, ove i sensi provano affanno ed ove il lavoro opprime”.

Le Città a Giardini e Milanino

La Lettura

Luigi Buffoli

Ott 1907

Sul mensile dell'Unione Cooperativa esce lo stesso articolo pubblicato anche su La Lettura di questo mese, con alcune immagini in più e l'invito a sottoscrivere le azioni della società che costruirà Milanino: ecco come si può mettere in atto anche da noi quanto già realizzato in Inghilterra. Vivere in un ambiente “comodo, decoroso e pulito - non voglio dire elegante - non è soltanto una necessità igienica, ma una necessità morale e sociale”.

Così L.Buffoli introduce il problema delle abitazioni cui Milanino vuole dare una risposta. L’articolo prosegue con un resoconto del suo viaggio in Inghilterra dell’agosto precedente e, oltre a riferire delle visite alle diverse città giardino, si sofferma anche sul nuovo quartiere operaio di Richmond, a Londra, dove il comune ha costruito casette da 2 a 8 appartamenti, ciascuno con proprio ingresso, cucina, bagno e servizi al piano terra, due o tre camere al piano superiore, giardino ed orto privati. Somme enormi sono spese dalla Contea di Londra per l’edificazione di questi nuovi quartieri che però hanno uno “splendido risultato igienico”: qui la mortalità scende al 15 ‰ , dal 40 ‰ tipico dei vecchi quartieri operai.

Milanino e le città Giardino

Il Nostro Giornale

146

Luigi Buffoli

Ott 1907

L’assemblea degli azionisti della Banca Popolare di Milano non raggiunge il numero minimo dei partecipanti neanche in seconda convocazione, non ostante l’importanza dell’argomento all'ordine del giorno, la costruzione delle case popolari. Gli intervenuti comunque discutono su come non lasciar cadere la proposta dell’Istituto per le Case Popolari, vista la gravità del problema. I destinatari delle case popolari infatti non sono soltanto gli operai, ma anche i membri del ceto medio. Buffoli, presente, raccomanda al Consiglio il problema “perché c’è in vista una certa combinazione col suo Milanino” e propone che in seconda convocazione l’assemblea sia valida qualunque sia il numero dei presenti. 

Buffoli all'assemblea della Banca Popolare

Corriere della Sera

25 Nov 1907

Nella conferenza, accompagnata dalla proiezione di immagini, Buffoli racconta della sua recente partecipazione al Congresso di Londra sulle case popolari, da cui, per la soluzione del problema abitativo, emerse l'indicazione di privilegiare la costruzione di “nuovi sobborghi o villaggi, in vicinanza di linee ferroviarie o tramviarie, ricchi di parchi, giardini, ortaglie”. Utilissime le visite alle Città Giardino di Letchworth, Sheffield, Port Sunlight e Bourneville.

Le Città a Giardino - Conferenza di Buffoli al Circolo Filologico

Corriere della Sera

20 Dic 1907

L'articolo riferisce della conferenza di cui aveva già parlato il Corriere della Sera (vedi articolo precedente). Qui però si evidenzia l'esperienza del sobborgo giardino di Hampstead: "Questo quartiere, che é abitato da commercianti, professionisti, impiegati, artisti e operai, é quello che più di ogni altro ... corrisponde alle necessità nostre e si avvicina anche in molti dettagli, a ciò che dovrebbe essere quel Milanino di cui l'Unione Cooperativa si é testé fatta promotrice..."

Sulle Città a Giardino parlò Buffoli al Circolo Filologico

Il Nostro Giornale

148

Dic 1907

Con una lettera l’Ing. Cesare Beruto, già responsabile dell’Ufficio Tecnico Municipale ed estensore del piano regolatore di Milano (nel 1885), aderisce alla Società per il Milanino. Egli plaude all’iniziativa del Buffoli e cita l’esempio di Londra che ha scelto uno sviluppo della città che salvaguardasse il verde ed i giardini. “La vecchia Milano va sacrificando spazi e verde con furia deplorevole. Si fabbrica ogni spazio libero; si fabbrica, per così dire, sulle piante! Da ultimo, per spingere alla fabbricazione, si tassano i terreni edificabili. Londra, a suo tempo, provvide diversamente.”  

Il Beruto riporta quindi la traduzione di un decreto emesso dalla regina Elisabetta nel 1602 che, per ovviare all'eccessivo affollamento del centro con tutti i problemi igienici e di sicurezza conseguenti, vietava ogni nuova costruzione nel raggio di tre miglia dalla città, vietava il frazionamento di abitazioni in piccoli alloggi, sfrattava gli inquilini di alloggi frazionati negli ultimi anni, ordinava la demolizione di tutte le botteghe e magazzini costruiti negli ultimi sette anni, impediva la vendita o l’affitto di tutte le case costruite negli ultimi sette anni e non ancora occupate, ordinava la demolizione di tutte le case al momento in costruzione. Un po’ brutale, commenta il Beruto, però oggi Londra, forse la città più popolosa del mondo, è quella che vanta il minor indice di affollamento. Termina infine promettendo di sottoscrivere in futuro altre azioni della nuova società ”in proporzione a quanti più chilometri Milanino disterà dalla circonvallazione”.

L'Ing. Beruto per Milanino

Il Nostro Giornale

148

Dic 1907

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